"Quando il viandante canta nell'oscurità, rinnega la propria apprensione,

ma non per questo vede più chiaro"

(S. Freud)

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  • Fabio Livio Galimberti

Per scrivere bene imparate a nuotare

Suona così il titolo di un bel libro recente di Giuseppe Pontiggia, con trentasette lezioni di scrittura. Lo trovo un buon consiglio: per scrivere bene fate altro. Assomiglia a quello che è entrato nella cultura popolare con il film The Karate Kid: metti la cera, togli la cera…

Ma lo trovo un buon consiglio anche perché non ho mai capito, da quando sono nate le scuole di scrittura creativa, come si possa insegnare la creatività nello scrivere. È qualcosa che si può trasmettere? O è qualcosa che si oppone ad ogni trasmissione? È una domanda che vale per la creatività in generale.

Perché la creatività è sempre un po’ ex nihilo. Non cito le autorità intellettuali che lo sostengono né gli artisti che lo sperimentano. Ma è così, bisogna fare un po’ tabula rasa, cancellare, elidere per poter creare.

Giuseppe Pontiggia compendia l’idea nell’aforisma “scrivere non è trascrivere”.

Ecco, c’è una cancellazione in particolare che consiglierei nelle scuole di scrittura creativa, che è un modo in più per “fare altro”. Magari è già proposta e allora dovrei solo informarmi meglio. Comunque, la trovo congeniale. Mi è venuta in mente leggendo dei testi, che hanno dei passaggi che mi suonano male: perché non ritoccarli, perché non riscriverli parzialmente, limarli, trasformarli in quei punti stonati perché suonino meglio? Sarebbe riscrittura creativa.

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